In rotta verso l'ancestrale

Scritto da Upui

Spesso quando si scrive, si cerca anche di immaginare l’uditorio a cui le proprie parole saranno rivolte. Ad ogni modo quale che sia quel lettore, credo fermamente che le cose debbano essere vissute in prima persona  e che senza questo approccio personale soggettivo, difficilmente si possa parlare di Vecchia Religione come Religiosità veramente vissuta nel proprio animo. Anzi, bisognerebbe fare molta attenzione dal mio punto di vista, a che ciò non possa accadere altrimenti si ridurrebbe la Vecchia Religione a qualcosa di meccanico e di sterile. La si ridurrebbe a una moda del momento.

Ho avuto modo di maturare delle consapevolezze, e di inquadrare molte delle mie “locuzioni” in un preciso contesto. Non posso rinnegare le mie “prese di coscienza” e del resto non ho nessuna intenzione di farlo.

Considero la Vecchia Religione come parte del mio sentire, e non qualcosa che si può leggere in un libro di storia delle inquisizioni e quindi chiuderlo in un qualsiasi momento. Si tratta della mia vita e non posso “chiudere” la mia vita come lo si potrebbe fare con un libro: sento che devo andare avanti !

Mi hanno sempre colpito le parole iniziali di quel “Vangelo” che Maddalena consegnò nelle mani di C.G. Leland, poiché trovandomi a riflettere su tutte quelle che sono state le esperienze che mi hanno portato alla Vecchia Religione, ritengo che tali parole possano trovarvi un giusto riscontro.

Del resto però, non vorrei che il lettore mi “inquadrasse”, in una tradizione estranea a quella “tradizione istintiva” che mi ha portato a dei risultati concreti per quanto riguarda la mia “ identità da Strega “  e le mie “Opere” ( Rituali ).

Ho specificato più volte, che non è sufficiente dichiararsi in un contesto di tradizione,  per affermare di praticare quella tradizione e dunque entrare nel merito di queste criticando le diverse sensibilità. Dal mio punto di vista credo che sia necessaria una rivalutazione di tutto, poiché per una Strega l’unica metodologia valida è sempre quella che riesce a garantirgli dei risultati, anche in merito alla percezione stessa del Divino (essendo questa poi molto soggettiva).

Il senso di tutta la Vecchia Religione, trova un riscontro nell’abbandono della Strega alle Sue Divinità. Queste possono chiamarsi in molti modi o avere anche un senso individuale, la cosa importante è sempre quella di riuscire ad instaurare un rapporto diretto con questa , e dunque esercitare poi pratiche precise .

Personalmente non ho mai fatto uso di  nomi che appartengono a contesti temporali in cui la visione dell’umano nei confronti del Divino appare sempre palesemente distorta, proprio perché ritengo che la visione dell’umano è sempre legata ai periodi temporali in cui viene ad esprimersi.

In questo articolo, ho anche occasione di specificare che mi sento più legato al “Principio Femminile” del Divino, e dunque ho fatto della Notte il periodo appropriato in cui incontrare la mia Maestra. Le mie pratiche mi portano ad accostarmi al “Principio Femminile”, per poi in un secondo tempo riuscire a manifestare le mie Emozioni attraverso delle Vere e proprie espressioni artistiche (che siano dei disegni, o delle incisioni in rame, oppure la creazione di specifici Rituali personalizzati).

Preferisco rivolgermi al Divino (come ho sempre fatto), facendo uso di quell’appellativo con cui ritengo che ne riporta il senso, dunque personalmente la chiamo “SIGNORA” (si noti anche il maiuscolo di cui faccio uso  per evidenziarne l’importanza che riveste nelle mie pratiche e nel mio sentire quotidiano).

Qualcuno mi ha criticato per questo , arrivando anche a giudicare il mio approccio verso questa o quella Divinità, sottolineandomi la loro visione della “Religione delle Streghe”! Alle volte rinfacciandomi anche la mia ex appartenenza al contesto cattolico.

Io credo che nessuno dovrebbe entrare nel merito del nostro personale rapporto con il Divino, e non credo neanche che quando si parli di questo lo si debba fare dal punto di vista di particolari credenze o religioni.

Non mi importa se nel libro vi è scritto che le Streghe invocavano così o danzavano in quel modo. Mi rivolgerò al Divino sulla base della mia “Danza”! Svilupperò la mia Arte sulla base delle mie Emozioni, creando “Opere” (Rituali) in conformità al mio “sentire”!

In questo articolo dunque svilupperò il mio discorso, affrontando questioni che forse  esulano dagli stereotipi con la quale molti pensano di venirsi a trovare in un contesto di “Vecchia Religione”! Alla fin fine, credo che il termine “Vecchia Religione” acquisti un senso Vero solamente quando si parla di questa attraverso l’ottica del praticante, e mai dello studioso.

La Percezione soggettiva del Divino

La sofferenza per un certo periodo mi ha portato ad accostarmi verso quella parte oscura del Divino, la stessa immagine della Luna presuppone due distinte “facce”, o meglio due lati del Divino: “negativo/positivo“.

Ho potuto in tutto questo tempo maturare delle consapevolezze legate al “lato oscuro” della DEA, ma non ho dimenticato che la DEA è principalmente il “lato Luce” che si rispecchia nella Natura, e  quindi artefice principale delle Emozioni che devono guidare le azioni della Strega.

A seconda del Nostro umore, spesso anche i nostri approcci divergono e diventano labili. Nei differenti approcci possiamo giungere a diverse cognizioni e potenzialità, e ci accorgiamo che più ci conosciamo e più queste cognizioni riescono ad avvicinarci al Divino che è in Noi. Forse in questo risiede la conoscenza che la Strega può e dovrebbe avere del Divino.

E’ molto importante accostarsi alla DEA con “Passione e Dedizione”, come ho già detto sopra, senza quella componente soggettiva (di natura più Spirituale) si rischia solamente di ridurre il tutto a delle pratiche meccaniche e sterili.

Nella interminabile diatriba in merito a quale delle diverse “tradizioni stregonesche” accostarsi, credo che il praticante dovrebbe preferire più il cercare di riscoprire l’ARTE nella propria interiorità. Forse la tradizione e le cose già costruite sono solo uno “specchietto per le allodole”, nel senso che all’origine di queste  certamente vi è stato un genuino e autentico sentire che ha portato alla loro costruzione, ma ci si è “dimenticati”  in seguito che la “costruzione” dovrebbe continuare ad accrescersi nell’animo di coloro che si saranno poi aggiunti.

E’ un discorso complicato questo, e mi rendo conto che ad ogni modo rispecchia solamente il mio pensiero. Forse il lettore si è fatto una diversa opinione, e vuole muoversi sulla base di questa, che poi è sempre la più consona.

Seguire l’Ancestrale

Ovviamente quando parlo di “percorso verso l’ancestrale”, intendo riferirmi a un serio “lavoro” che miri a “costruire se stessi” riuscendo anche a raggiungere una propria “identità magica”.

Se siete interessati al percorso verso “l’identità ancestrale“ (identità da Strega), dovete prima di tutto dimenticare le opinioni degli altri, poiché qui contano solamente le Vostre opinioni e i risultati che riuscirete individualmente a raggiungere: conta il riuscire a “costruire se stessi”!

Anche le mie parole, queste stesse che state leggendo devono essere prese con le doverose cautele. Con questo non intendo dire che le affermazioni degli altri siano totalmente inutili, ma solamente che queste rappresentano una “verità” che si adatta perfettamente a quell‘individuo che è riuscito a sviluppare quella particolare pratica. Tutte le nozioni che possiamo acquisire dalle esperienze degli altri, devono solo essere prese come un “modello” per un nostro eventuale approccio alla Vecchia Religione.

Le pratiche di una Strega, partono sempre dal presupposto che siano queste il fondamento della sua pratica, e dunque e su queste che la Strega lavora per raggiungere quei risultati che si prefigge.

Che cosa intendo dire? Ricordo come non molto tempo addietro, certi praticanti si dilettavano nel ripetersi le (infelici) parole “No Wicca”, cercando in questo modo di distinguersi e sottolineare secondo loro l’importanza di una certa tradizione.

In questo momento non voglio lasciarmi condizionare dalla mia già pubblicata opinione in merito al discorso delle tradizioni, e quindi anche sull’efficacia di queste per quanto riguarda la pratica ultima di chi si accosta alla Vecchia Religione.

In questo articolo svilupperò il mio pensiero non per favorire una tradizione piuttosto che l’altra, non mi sognerò mai di indicare una tradizione in quanto detentrice di tutte quelle conoscenze che poi vengono definite Vecchia Religione. Il mio discorso parte da un semplice presupposto di base, ritengo che sia nel potenziale umano che il praticante dovrebbe concentrare la sua attenzione, per quanto riguarda la sua ricerca di tutti quei presupposti che siano poi in un secondo tempo sufficienti a garantirgli un certo “successo” in merito a ciò che si propone di “creare”.

Penso che la percezione del Divino sia molto relativa quando questa la si vuole intendere da un punto di vista umano, e dunque sulla base di una tradizione che viene a costruirsi proprio da questa percezione soggettiva. Personalmente non mi sono mai accostato al Divino utilizzando nomi convenzionali, proprio perché ho sempre pensato che i termini sono sempre legati all’umano che nella stragrande maggioranza dei casi dimostra di avere una percezione del Divino frammentaria, o legata proprio alla sua condizione umana che non gli permette di avere una “visione d’insieme”.

Per quanto riguarda tutto ciò che è Vecchia Religione, bisognerebbe cominciare a guardala non intendendo questa in un contesto tradizionale antico. Sia chiaro, che non sto dicendo che bisognerebbe eliminare tutti quei presupposti storici che hanno portato alla “fondazione” di questa, ma intendo dire che la Vecchia Religione è anche una pratica (e una Religiosità) che viene a costruirsi sulle esperienze dirette e personali. Aderendo a qualcosa di già prestabilito, si rischierebbe di precludersi la possibilità di creare in noi la nostra personale tradizione di Pratica e di Fede.

Il lettore in questo momento potrebbe anche porsi il dubbio su queste mie riflessioni, e del resto ci ho già pensato io chiedendomi se in tutto ciò non vi si possa ravvisare l’apologia che potrebbe portare alla creazione di una sorta di “stregoneria bastarda” (questa intesa come una pratica che si discosta da alcuni concetti di base). Però mi sono anche chiesto quale possa essere il motivo per cui io (in quanto praticante) non possa essere l’artefice di questa apologia, se in fondo questa mi potrebbe poi portare ad una concreta elaborazione della mia Pratica e Fede?

 

Ritratto della Dea MorriganIndice dei TestiArte Esoterica - Introduzione

 

Copyright © 2004 - 2007 By Dragon Rouge